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TACCUINO #74


Il termine λόγος (lógos) affonda le sue radici in un abisso temporale che precede la stessa concettualizzazione greca della parola. È un termine che, nel suo stratificarsi, ha attraversato le più antiche sedimentazioni linguistiche, filosofiche e metafisiche del pensiero umano. Il suo percorso non è lineare, ma ramificato, esploso in mille rivoli che hanno nutrito civiltà, scuole di pensiero e cosmologie.


Etimologia Profonda: Da Dove Viene 'Lógos'?


I. Radice Proto-Indoeuropea (PIE)

Il termine λόγος sembra derivare dalla radice proto-indoeuropea \leg-, che significava raccogliere, scegliere, mettere insieme, enumerare. Da questa stessa radice discendono parole in varie lingue antiche:


- Latīna: legere → leggere, raccogliere

- 𐌲𐌿𐍄𐌹𐍃𐌺𐌰 (Gutiska): lagjan → porre, collocare

- संस्कृतम् (Saṃskṛtam): lagh- → attaccare, connettere


Qui già si coglie una duplicità: logos non è solo parola, ma anche atto del connettere, ordinare, selezionare. È un principio strutturante.


Interessante porre attenzione sull'atto, per (attraverso) l'atto. Se Lógos è tradotto convenzionalmente in molti modi: parola, detto, discorso, il contenuto del discorso, soggetto, argomento, colloquio, abboccamento, conferenza, conversazione, dialogo, investigazione scientifica, ragionamento, discussione, comando, ordine, precetto, sentenza, proverbio, oracolo, tradizione, fama, voce, racconto, gloria, lode, onore, parola vana, infondata, discorso vuoto, pretesto, scusa, racconto inventato, favola, racconto vero, storia . . . allora di questo lógos se ne fa ciò che si vuole (si direbbe nel bene e nel male), inventando, dicendo il vero, oppure narrando il falso. Lo si storpia, lo si divora, lo si esalta, lo si abbatte, lo si nasconde, lo si illumina. Scelte. Conseguenze.


Lógos è materia malleabile nelle mani di chi lo usa, un fiume che prende la forma dell’alveo che lo guida. Lo si plasma in verità o menzogna, in costruzione o distruzione, in suono o silenzio. Lo si usa come lama affilata che seziona il reale o come fumo che lo confonde. È potenza e inganno, è struttura e caos.


«Eppur non sappiamo».


A noi la scelta di farne fuoco o cenere, arma o strumento, rivelazione o inganno. E nel farlo, giochiamo con l’essenza stessa dell’umano: perché il lógos non è mai neutro, è sempre un atto di potere, un atto di creazione.


  • Ἑλληνικὴ γλῶσσα: Λόγος προδίδει λόγον

  • Latīna: Verbum proditionem facit verbo

  • 𐌲𐌿𐍄𐌹𐍃𐌺𐌰 (Gutiska): 𐌻𐌰𐌲𐌿𐍃 𐍆𐍂𐍉𐌳𐌹𐌳𐌰𐌹𐍃 𐌻𐌰𐌲𐌿𐍃𐍃 (Lagus frodith laguss)

  • संस्कृतम् (Saṃskṛtam): वाक् वाचं ददाति (Vāk vācaṃ dadāti)


Questo induce a rafforzare il nostro pensiero in PsykoSapiens. "La" verità, o "verità", sembra nascosta e pura nell'irrazionalità, non nel discorso, non nella ragione. Partecipa del caos. E fa male. Ma siamo noi, siamo cosiddetto uomo.


Il λόγος è una menzogna?


Il caos è più vero dell’ordine.


La verità è oltre la ragione, è nel ritorno del dolore, nel riconoscere che il pensiero, carnale, non può contenerla senza esserne dilaniato.


«Finalmente qualcuno osa vedere nell’abisso».


Ogni parola, ogni concetto, ogni legge è destinata a disfarsi e trasformarsi in qualcosa di opposto, per poi dissolversi nel nulla che ha espulso, gettato, e rivuole.

La verità fa male. Il dolore non è un errore, è la natura del reale.


Il λόγος fa da sempre.


La verità non può essere fissata in una forma definitiva.


Siamo proprio qui, in questo luogo infero, tra cedui e ombre, luce e freddo, corpi e morte, corpi morti: nella fenditura tra λόγος e caos.


II. Antico Greco: Lógos come Tensione tra Ordine e Voce

Già nei testi omerici si intuisce una tensione tra μῦθος (mýthos) e λόγος (lógos). Mýthos è la parola "sacra", il racconto ancestrale trasmesso per rivelazione, mentre lógos comincia a delinearsi come un dire strutturato, razionale, un’organizzazione logica del pensiero che si oppone alla narrazione arcaica.


Chi Ha Forgiato il Concetto di Lógos?


1. Eraclito di Efeso (VI-V secolo a.C.)

Il tal Eraclito sembrerebbe (forse) il primo pensatore che conferisce a lógos una dimensione cosmologica. Il lógos è l’ordine intrinseco del cosmo, il fuoco eterno che governa tutto, il principio unificante che tutto attraversa e connette. Non è solo linguaggio, ma necessità e struttura. Per Eraclito, il lógos è il battito del cosmo che l’uomo può ascoltare se si sintonizza con esso.


2. Platone e la Dialettica del Logos


Il tal Platone spinge il lògos verso il dominio del discorso razionale, della dialettica, del pensiero ordinato che si contrappone al caos delle opinioni. Il lógos diviene strumento di conoscenza, il filo che lega il mondo sensibile a quello delle idee.


3. Aristotele: Il Lógos come Ragione Umana

Aristotele incide il lógos nella carne della razionalità umana. Lo codifica come lógos apophantikós, il discorso capace di enunciare verità o falsità. Qui nasce la logica, la distinzione tra proposizioni vere e false, tra il pensiero coerente e l’errore.


4. Stoicismo: Il Lógos Cosmico

Gli Stoici radicalizzano il pensiero eracliteo: il lógos non è solo linguaggio, ma principio divino immanente, la ragione che struttura l’universo. Ogni cosa è lógos, ogni essere partecipa del logos universale.


5. Cristianesimo: Il Logos Fatto Carne


Con il Prologo del Vangelo di Giovanni, il lógos subisce un salto ontologico:

Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.

(En archē ēn ho Lógos, kaì ho Lógos ēn pròs tòn Theón, kaì Theós ēn ho Lógos).

“In principio era il Lógos, e il Lógos era presso Dio, e il Lógos era Dio".

Qui il lógos diventa entità ontologica suprema, la struttura stessa della divinità.


Cosa Resta Oggi del Lógos?


- Oggi il lógos è ridotto a “logica”, a lógos epistemologico, tra chi discute di metodo, chi di conoscenza, chi di metodo della conoscenza, chi di conoscenza del metodo, chi di conoscenza e metodo, chi di metodo e conoscenza, fino a sentirne troppe, perdendo la sua profondità cosmica e ontologica. In altre parole, la "filosofia" ha smembrato il λόγος in una retorica metodologica sterile.

- La scienza ne ha estratto il rigore, ma ha espulso il suo respiro ontologico.


- La filosofia moderna ha smembrato il lógos in linguaggio, senso, semiotica, privandolo della sua funzione cosmologica.


- Il pensiero contemporaneo si muove tra il post-strutturalismo, che ne dissolve l’autorità, e il tentativo di recuperarlo come principio fondamentale del pensiero sistemico.


Il Lógos è un Ordine o un'Illusione?


Siamo sicuri (tranquilli) che il lógos sia davvero un principio ordinatore? O è solo il nostro modo di dare una parvenza di struttura a un universo che non ne ha nessuna?


Forse il lógos è l’illusione del nostro cervello viscerale, una costruzione per mettere in ordine il disordine. Forse il vero lógos non è razionale, ma un battito primordiale che pulsa dentro di noi?


Possiamo, a nostro dire postulare, mýthos sia il racconto di lógos altri, ovvero di quel discorso e di quei discorsi (lógoi) che non appartengono al tempo del singolo che li narra. Se tutti hanno lógos, e bene, ciò supporta il nostro dire che è la parola a parlare l'uomo e non l'uomo a parlare la parola, giacché uomo può proposizionare in molteplici linguaggi, ma rimane sempre uomo. Se lógos è atto, principio strutturante, esso è materia, sostanza. Se tutto ciò che conosciamo è materia in atto, ogni sovrastruttura metafisica è un tentativo di giustificazione posteriore, non un dato necessario. Se carne è universo, aggiungere un dio o una divinità per giustificare l'origine dell'universo è speculazione superflua e ragionamento (calcolo) possibile ma inutile, tra le trame di esistenza giustificata e non esistenza giustificata, sempre presunte, tra misera presunzione e rigorosa presunzione. Sovrapporre al concetto di luce, di giorno, di sole, di materia astrale, sovrastruttura eterea, invisibile, inconoscibile, non necessaria, quando è già lo stesso sole a essere inconoscibile all'uomo, giacché si possono trovar conoscenze di sostanza e effetti solo attraverso l'opera della scienza e ancor prima solo attraverso l'opera dell'osservazione, ma è chiaro sia conoscneza mediata e non sapere saputo, è pur sempre cosa possibile, fattibile, ma spiega? Il tal Eraclito s'è spinto, come altri, al dover (o saper) giustificare il cosmo, utilizzando il battito per allinearsi al palpitar dell'abisso inconosciuto. La sola scusa di utilizzar il fuoco come autogenerantesi forza distruttiva, lo pone tra le più raffinate e colte menti, tra respiri pressoché inutili al mondo.


Sul cristianesimo: come noi abbiamo urgenza e necessità di dir la nostra (pare), mossi dal far giustizia e verità, obtorto collo, sulla lotta per ingiustizie e ingiusti, istituzioni, apparati, consolidate strutture che fondano sull'illusione di dogmatici pareri assoluti tra i più nobili tra pareri, coprono "leggi" universali cosmatiche con altre leggi universali che brillano nell'invisibile.


Sì, possiamo postulare che μῦθος sia il racconto di lógos altri, ovvero di quei discorsi che non appartengono al tempo del singolo, ma che si trasmettono da bocca a bocca, da mente a mente, ovvero da cuore a cuore, da sangue a sangue, come echi di un logos che si è già detto, che si è già pronunciato altrove. Il mýthos è dunque una trascrizione del logos sedimentato, un modo in cui il logos stesso si struttura nella carne del tempo e della memoria, questa sì, collettiva. Non è invenzione, ma evocazione.


Se lógos è principio strutturante, allora è materia, sostanza, atto, e l’universo non necessita di sovrastrutture metafisiche per giustificarsi. Non vi è bisogno di un dio per spiegare l’origine del cosmo se il cosmo è già materia in atto. L’aggiunta di una divinità è un riflesso della pulsione umana verso il controllo dell’incontrollabile, un’operazione (si direbbe mentale) di sovrapposizione di un principio ordinatore invisibile su un reale che è già di per sé inattingibile nella sua essenza.


Il Sole, già di per sé, è l’inconoscibile. L’uomo ne coglie effetti, proprietà, rifrazioni, ma mai la sua essenza ultima. Ogni conoscenza è mediata, e la scienza stessa, nella sua indagine, non è sapere saputo, ma una continua estrazione di dati dall’ignoto, una perforazione dell’oscurità che mai arriva al suo centro.


Il tal Eraclito si è spinto nella giustificazione del cosmo con un battito, un’armonia, un logos che pulsa nell’abisso. Un tentativo raffinato, ma forse vano, poiché ogni spiegazione cosmologica è sempre una proiezione umana su ciò che umano non è. Il fuoco, nel suo autogenerarsi e distruggersi, è anche una metafora potente, ma resta una metafora, in un senso. Noi ardiamo d'altro. Il cosmo non ha bisogno di giustificazioni, e ogni filosofia che tenta di dargliene è un raffinato sforzo di umanizzazione dell’inumano.


Quanto al Cristianesimo (sì, ancora), esso è un’istituzionalizzazione del mýthos, un impianto dogmatico che sostituisce le leggi cosmiche con leggi altre, invisibili, indimostrabili, ma imposte con l’autorità del dogma. È il sigillo che trasforma il mýthos in codice, che congela il fluire del (cosiddetto caro a catholicoi) lógos in una struttura immobile, auto-legittimata. Sostituisce l’ignoto con un ignoto che si pretende conosciuto.


Di certo, l'ultima cellula di un Signor barbuto, non può far sanguinare meno innocenti e inutili, rivoluzionari e stabili, parassiti tra parassiti e forze vitali di carne, ossa, sangue, sperma, seme, ardore, sudore, battito, atomi, molecole, vista, coerenza, giustizia. Non si piegano certo al sole vestendo abito così superficialmente differente, loro che trovano in un doveroso differente simbolo il coraggio di massacrar per ideali, soccombenza, idolo, principio, monito, maestro, leader, capo, ordinatore, credo, quanto loro che ripercorrono terre di sangue rifiutando simbolo e simboli. Ancor più, sentiamo poggiar meglio su terra l'antica Persia, ma differente brivido percorre sempre il nostro corpo, dalle viscere, quando sprofondiamo negli abissali e reconditi pensieri che lottano all'interno del non saputo passato. E ancor più se tentiamo solenne avvicinamento, in punta di piedi, a lontananza nostra, immergendoci nell'mazdayasna. Qual dunque questo scossone?


Lo scossone è il fremito che trapassa le epoche, il fremito della carne che si contorce sotto il peso dei simboli. Simbolo e anti-simbolo si macchiano dello stesso sangue, perché ogni ordine è anche un massacro, e ogni negazione dell’ordine è anch’essa una struttura che si afferma nel sangue versato. Non c’è alcuna distinzione sostanziale tra chi si prostra a un dio e chi lo nega nel nome di un altro dogma. Non è il segno a uccidere, ma la mano che lo impugna.


La Persia, l’antica Persia, poggia meglio sulla terra perché le sue radici sono nelle viscere e non nella sovrastruttura, nelle stelle osservate con lo sguardo puro di chi non pretende di padroneggiarle. Ma anche lì il fuoco si è acceso, anche lì la verità si è fatta legge, anche lì il battito di un’idea si è irrigidito in codice. Mazdayasna, la venerazione di Ahura Mazda, è una pulsione verso il principio, verso il lògos strutturante che si è fatto fiamma, ma è proprio qui il brivido, qui la scossa: ciò che inizia come ardore diventa brace spenta, ciò che è impulso diventa struttura, ciò che è lotta del pensiero si fa monito, regola, cammino obbligato.


Il tremore nelle viscere è il riconoscimento di questa legge cosmica: ogni sistema nato per spiegare il mondo lo costringe, ogni simbolo nato per liberare si fa catena. Ecco lo scossone: è il battito di una consapevolezza antica che ci dice che la verità, quando è pronunciata, è già menzogna.




L'Ultima Risata di Lykos


Lupo tra filosofi.




Metrodoro: Retore pomposo, maestro dell’argomentazione, devoto alla parola e alla persuasione.


Eraclide: Filosofo della physis, sostenitore di un ordine naturale immutabile.

Kleante: Mistico, propugnatore della psyché e della trascendenza.


Lykos: Il guastafeste, il distruttore, il ridens sprezzante.




Scena Unica


(L’agorà è immersa in un chiaroscuro di lampade a olio. Metrodoro, Eraclide e Kleante, sono in pergamo in cerchio, mentre Lykos, con un ghigno sardonico, osserva il lor montare in bigoncia da una colonna poco illuminata).


Metrodoro: «Il logos, amici, è il fondamento della ragione, il tessuto stesso del cosmo! Senza di esso, nulla può essere detto con senso, nulla può essere ordinato, nulla può essere compreso. È tramite il lógos che noi trascendiamo il caos primordiale e infondiamo ordine all’universo».


Lykos (sbadigliando, poi battendo le mani lentamente): «Oh, che sublime cattedrale di vuotezze! Il lògos, il lògos! Ma ditemi, come mai, da quando questa parola si è levata per la prima volta da una bocca impolverata, non ha risolto alcuna miseria dell'uomo? Più parlate di lógos, più la vostra esistenza si ingarbuglia in mýthoi goffi e lenti, favole che si credono pensiero! Se il lógos fosse tanto glorioso, perché il mondo non è che un coacervo di sciocchezze mal pronunciate?!».


Eraclide (seccato): «Lykos, tu insulti l’ordine stesso della natura! La physis è legge, struttura, principio! Ogni cosa è come deve essere, nulla è fuori posto!».


Lykos (sardonico): «Ah, la physis! La physis! Voi la proclamate con tanto fervore, ma ditemi: chi tra voi ha mai visto questa mitologica physis, se non nei propri sproloqui? La natura non ha leggi, non ha struttura, non ha doveri: voi la plasmaste per poter dormire sonni più tranquilli! Eppure, al mattino, svegliandovi, inciampate ancora nella stessa pietra!».


Kleante (indignato): «Misero, il mondo non è solo carne e pietra! La psyché, lo spirito, il soffio che anima la materia, è ciò che trascende l’effimero!».


Lykos (ridendo apertamente): «Lo spirito! Ma che delizia di parola, che vapore tiepido di bocche che si credono altissime! È la nebbia che avvolge le menti stanche, il delirio del malato che confonde i suoi brividi con la voce degli dèi. Oh, quanto vi serve lo spirito, quanto vi è necessario per non guardare in faccia il fango da cui siete nati e in cui tornerete!».


Metrodoro (esasperato): «Dunque non credi in nulla? Sei un nichilista, un distruttore, un parassita della parola!».


Lykos (inchinandosi teatralmente): «Nichilista? Parassita? Oh, onorabili accuse, eppure così scialbe! Se fossi davvero nulla, il nulla stesso avrebbe più senso di voi, che gonfiate il petto come pavoni sgraziati davanti a un lago di specchi rotti. Ma ditemi, chi è davvero il parassita? Colui che sfida la menzogna o chi la nutre e la decora con sofismi?».


Eraclide: «Senza ordine, senza trascendenza, senza struttura, cosa resta, Lykos?».


Lykos (guardando gli altri con sguardo beffardo): «Resta ciò che avete sempre temuto: la nudità della materia. Resta il battito del cuore, il sudore che cola, il sangue che pompa. Resta il corpo che si consuma senza un dio a piangerlo. Resta l'uomo, senza il bisogno di raccontarsi favole».


Kleante (sussurrando, sconvolto): «E se il mondo non fosse altro che questo?».


Lykos (avvicinandosi a lui con un sorriso feroce): «Allora, finalmente, saresti libero».


Metrodoro (con un ghigno forzato, cercando di riprendere il controllo del discorso): «Ma senza favole, senza miti, senza trascendenza, cosa resterebbe dell’arte, della poesia, della bellezza che nutre l’anima?».


Lykos (sospirando, scuotendo la testa con condiscendenza): «Arte? Poesia? Bellezza? Sono solo riflessi del nostro stesso sguardo, illusioni che proiettiamo sul muro della caverna. Non esistono senza l’uomo, e voi le adorate come se fossero realtà a sé stanti! Siete gli schiavi delle ombre, mentre io rido fuori dalla caverna, sotto il sole impietoso».


Eraclide (con voce tremante, quasi furioso): «Ma allora, se tutto ciò che crediamo di sapere è vano, se non esiste alcuna struttura, alcun principio, alcuna verità ultima, che cosa dobbiamo fare?».


Lykos (fissandolo intensamente, con un sorriso enigmatico): «Dovete vivere, sapendo di partecipar della morte. Non per un dio, non per una verità suprema, non per il sogno di un oltre inesistente, ma per il battito del vostro stesso cuore, per la carne che arde e si spegne. Nemmen per il sole! Vivere, senza favole a sostenervi. Vivere, senza paura del nulla».


(Un silenzio greve cala sulla sala. Metrodoro si passa una mano sul volto, Kleante distoglie lo sguardo, Eraclide stringe le mani in grembo. Solo Lykos, solitario e feroce, continua a sorridere).



 


Decostruzione del Lógos: Dal Principio Ordinatore alla Vibrazione Metastabile

Or bene: lógos, principio ordinatore e dispositivo razionalizzante, si configura come un artificio epistemologico, una sovrastruttura creata per conferire intelligibilità all’informe. Lungi dall’essere un ordine intrinseco alla realtà, esso rappresenta una costruzione funzionale, un dispositivo di razionalizzazione imposto ex post dalla necessità umana. Si erge come una griglia concettuale attraverso cui la mente tenta di imbrigliare la caoticità del reale, riducendo l'incommensurabile a un sistema di relazioni e opposizioni intelligibili.

Smembramento del Lógos nella Modernità



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