Vi è un archivio che si estende in ogni direzione, oltre la carne e il pensiero, un deposito di materia che interpreta se stesso prima ancora di essere interpretato. Ogni pagina è una sinapsi, ogni scaffale una disposizione anatomica, ogni volume una configurazione del possibile. Non si tratta di un archivio di testi, ma di pulsazioni, di schemi nervosi, di strutture che si riverberano all’infinito. Qui la materia è al contempo lettore e lettura, un occhio che si ribalta su se stesso fino a divenire, simultaneamente, il soggetto che osserva e l’oggetto osservato.
La parola, lungi dall’essere uno strumento, è un organismo predatore. Non siamo noi a usarla: è essa che ci mastica, ci metabolizza, ci espelle. ******** non è un mero esercizio di definizione, ma un dispositivo di dissoluzione del lessico. Qui i concetti non vengono enunciati, ma smembrati. Le strutture linguistiche non vengono utilizzate, ma digerite, fino a ridurle a una poltiglia semantica.
Il dualismo è la patologia della razionalità , la frattura che impedisce una comprensione unitaria dell’essere. ******** è il bisturi che incide questo squilibrio, il cortocircuito che ne inverte la polarità . Non esistono dicotomie ontologiche tra psiche e corpo, non esistono le cesure tra razionalità ed emotività , non esiste il confine tra l’interno e l’esterno: vi è solo un continuum sostanziale che si ripiega su se stesso in un incessante processo di autoriconfigurazione. Il linguaggio, sottoposto a questa tensione, cede, si frattura, implode sotto il peso della sua stessa pretesa di dominio.
Il sentire viscerale non è una metafora, ma un codice primario, un substrato pre-riflessivo che precede l’errore categoriale e l’inquinamento concettuale. È l’emergenza biologica di una conoscenza che non passa per la simbolizzazione, ma per la trasmissione diretta attraverso le fibre della materia. Il linguaggio non comunica: digerisce. Il pensiero non enuncia: assorbe, assimila, metabolizza il proprio errore.
E il mostro? Il mostro è l’irriducibile, l’elemento residuo della selezione naturale, il criminale di specie. Non vi è moralità nel codice genetico, non vi è etica nella carne: vi è solo l’evidenza della ripetizione, della reiterazione, della coazione a perpetuarsi in configurazioni che si adattano attraverso la violenza.
PsykoSapiens è il mostro che si osserva e scopre che non vi è nulla da vedere: solo materia in stato di transizione. Non vi è marciume, non vi è purezza: vi è solo il processo, il divenire, la mutazione incessante. L’orrore non è un accidente, ma una necessità .
IV. La Perforazione dell’Essere
Il trauma non è un evento: è una condizione ontologica. Esistere è già una frattura. Ogni ente è un’interruzione nella stabilità del nulla, un’anomalia, una ferita aperta nel tessuto dell’inorganico. Lo struggere viscerale è la percezione di questa lacerazione, la consapevolezza che l’unità è un’illusione, che l’essere è una faglia che si prolunga indefinitamente su se stessa.
******** è l’onda d’urto di questa collisione. È il tentativo di sezionare l’essere per individuarne l’origine, la tensione che dissolve ogni certezza nella vertigine di un’indagine senza fondamenti. Ogni strato di comprensione non fa che rivelare nuovi livelli di indeterminazione.
V. L’Indicibile, il Nulla, l’Errore
Se tutto è già scritto, se la carne è già narrazione, quale senso può avere il pensiero? La risposta è che non vi è risposta. Ogni filosofia che promette un fondamento è un’illusione, ogni scienza che si proclama verità è una struttura destinata a implodere. Noi siamo ciò che osserviamo, e osserviamo ciò che ci sfugge.
Il libro continua a sfogliarsi. La biblioteca si estende. Il testo si divora.
E tu, lettore, sei già stato scritto. Ogni tua sinapsi è un carattere inciso nell’inchiostro della tua stessa carne. Ogni tuo pensiero è solo una pagina che si aggiunge a un volume che non smetterà mai di riscrivere se stesso. ******** non è soltanto il libro che ci osserva: è il libro che ci scrive.