TACCUINO #7
Nel disarmante declino che si beffeggia dell'idolatra, chi si preoccupa? Chi dimostra cura? Nel cibarci del tramonto della condizione occidentale chi, appreso dell'altro da sé, entra nella comprensione dell'abisso del disagio, appercependolo? Seguito qui l'eviscerazione dell'osservazione partecipativa del fenomeno che io definisco criminale massimo dell'umanità e ancor più sulla riduzione, per cogliere, in linea con la natura del mondo dell'essere limitato, mi esprimo con errore; il che mi auguro chiarifichi le manifestazioni indotte che spingono al muover studio e ricerca sulla sovrapposizione ontologia / epistemologia. Come indagare il noumeno? Cosa astrarre del fenomeno? In materia psicopatologia, prescindendo ignoranza delle folle che ben va qui sacralizzata per intenderci, e inibendo l'intento della scienza vuota nata per favorire il getto sociale in tutela dei poteri cosiddetti forti creati a dominio delle manifeste pulsive frustrazioni, dobbiamo considerare l’essere, la materia, l’essenza, ovvero la sostanza. Non dobbiamo considerare la forma, anche se giungiamo a valutare e giudicare il sinolo. Se non capiamo il nucleo di ciò che non è predicato di un sostrato, ma di esso vien predicato tutto il resto, non cogliamo il problema. E non possiamo dimostrare l’insufficienza - e quindi il mancato sviluppo - da un punto di vista anatomico e psichico. Il mio concentrarmi sulla potenza e sull’atto mi porta a chiarire il concretizzarsi del pericolo dimostrato dalla personalità cosiddetta convenzionalmente narcisista. Assumendo l’esistenza di ciò che di suo è inconoscibile, ovvero la materia, l’analisi che dimostra l’ipotesi secondo sperimentazione ( intellezione, osservazione, presa, calcolo, pensiero, studio, ricerca, memorie ) vive della comprensione della piena realizzazione, ovvero del fare esperienza attraverso la conoscenza di quel che diviene ciò che è. Voglio percorrere la via attraverso la quale ipotizzerò che l’ente cosiddetto narcisista maligno perverso, ma qui, si badi, mi riferisco al carnefice di specie - per qualunque etichetta si voglia attribuire -, non ha scampo nell’attuazione di determinate e predeterminate azioni violente, in quanto privo di facoltà superiori - o ordinarie - che si formano in sviluppo sulla base di un concepimento corretto e controllo, per volontà di potenza, secondo misura. Desidero evidenziare quanto il patrimonio genetico sia fondamentale per garantire una “macchina funzionante” e quanto, invece, le problematiche comportamentali e i cosiddetti disturbi di personalità siano irrimediabilmente e strutturalmente cosa dell’essere nel caso di una “macchina non funzionante”. Non posso non considerare il cosiddetto Dáimōn, o Genius, o Jinn, o Dharma, il principio dirigente, che spinge l’uomo al divenire quel che per destino è. Ma considero ciò che risulta in aria e sangue, per individuo, prescindendo dalla filosofica Ananke, dalla mòira.
Citando Freud,
«...anche quando mi sono allontanato dall'osservazione ho sempre evitato con cura di accostarmi alla filosofia [...] copia sbiadita della religione nel tentativo di dare significato all'esistenza...».