Frammenti
- PsykoSapiens
- 6 mar
- Tempo di lettura: 9 min
Aggiornamento: 12 mar
TACCUINO #70
Frammenti di ritorno alla physis:
«Ciò che il sangue ha diviso, il sangue ricongiunge. Ciò che la realtà ha nascosto, la physis lo svela».
Il Sogno e il Sangue
Ecco loro, nel freddo infero. Li troviamo nel nostro viaggio nel caos, del caos, dal caos.
Soli non siamo nel luogo che attrae e svela. E soli siamo nella struttura della nostra mente.
Forti e rinvegliti, ritornare alla physis non è nostalgia per l'arcadia perduta, ma una dissezione radicale del reale, scavando attraverso gli strati delle costruzioni umane fino a perforare la carne stessa del mondo. La physis non è un idillio primordiale; è il battito crudo della materia che urla nel silenzio cosmico, è la tensione tra l’essere e il suo disfacimento. Il sangue che scorre nei neuroni cardiaci porta con sé memorie ancestrali, frammenti di verità che si agitano prima della forma, prima del pensiero razionale.
Il nuovo Talete oggi guarderebbe non più solo il cielo e i fiumi, ma gli oceani del codice binario, chiedendosi: l’acqua digitale ha ancora la stessa forza creatrice? O è diventata acqua stagnante, un pantano in cui l’essere annega senza accorgersene?
Il tal Eraclito si spingerebbe oltre, ascoltando le vibrazioni del flusso globale: il mondo non è un continuo divenire, ma una tensione tra il visibile e l’invisibile, tra ciò che pulsa e ciò che si spegne. Il suo fuoco non è più solo cosmico: è il fuoco dei neuroni, quel fuoco che attraversa il cuore e strappa la realtà nella sua essenza nascosta.
Ma oggi l'ultimo Parmenide — il silenzioso, il negatore — alzerebbe la sua voce di pietra:
«Siete tutti ingannati dalle ombre, perduti nel vortice delle immagini. La realtà non si spezza in frammenti; non c’è molteplicità nella sostanza, solo illusione. Tutto ciò che vedete è un velo».
Per lui, l’iperconnessione digitale sarebbe la nuova caverna, una sovrapposizione di ombre senza corpo, senza peso, che ci separa dall’essere autentico.
La realtà: svelamento e trauma
Se c’è una verità, oggi, è che la realtà sanguina. Svelare la realtà significa farsi trauma, strapparsi via le bende concettuali che proteggono il nostro fragile senso dell’ordine. La realtà pulsa nei neuroni viscerali, nella tensione tra il biologico e il tecnologico, nel grido muto che precede la parola.
Il tal Anassimandro ce lo aveva già detto: l’apeiron è ciò che inghiotte ogni confine. Ma se prima il suo movimento era la tensione tra creazione e dissoluzione, oggi si è ridotto a pura cancellazione. Viviamo nel nuovo apeiron digitale, dove tutto è flusso ma nulla si genera. Il fuoco di Prometeo si è fatto algoritmo: non brucia, ma calcola; non trasforma, ma distrugge. Non illumina, ma acceca.
Se Prometeo aveva donato all’uomo il fuoco per creare, oggi la tecnica si è fatta strumento di dissoluzione. L’apeiron del nostro tempo è la macchina senza memoria, il codice senza carne. Non tutto si trasforma: tutto si cancella. E nell’oblio della physis, ciò che resta non è che un deserto di dati.